Sono sempre stata attratta dal mondo del sociale, motivo per cui decisi di fare volontariato all’estero, ed in particolar modo dall’universo femminile. Qualche settimana fa ho letto la notizia dell’inaugurazione di una tensostruttura all’interno della casa circondariale femminile di Rebibbia, uno spazio nuovo di zecca per ospitare le attività delle detenute: uno spazio che sarà anche condivisione, uno spazio in cui le detenute potranno incontrare esperti e dialogare delle loro difficoltà, uno spazio, anche fisico, dove poter affrontare problemi specifici legati alla salute, all’alimentazione, al gioco, ai diritti, ai servizi socio-sanitari, all’inserimento lavorativo, all’affido.

Un impegno importante dell’associazione “A Roma, Insieme” che da anni opera nel carcere romano a favore delle donne ed i loro bambini. L’ordinamento italiano, infatti, prevede che fino all’età di tre anni i bimbi possano condividere con le madri la dura esperienza della detenzione. Mi rendo conto, dunque, di quanto sia importante dare alle detenute ed ai loro figli piccoli uno spazio coperto dove poter sviluppare diverse attività. Un universo a me sconosciuto.

L’associazione di volontariato A Roma, Insieme – Leda Colombini si preoccupa di organizzare giornate fuori dal carcere per i piccoli “ospiti”: “l’obiettivo – spiega Valentina Gnesutta, segretaria dell’associazione – è che “nessun bambino varchi più la soglia di un carcere” e per realizzarlo lavora su due fronti: da un lato promuove e realizza una serie di attività concrete, dall’altro si muove per sensibilizzare l’opinione pubblica”. E di attività ne organizzano molte, dalla musicoterapia all’arteterapia, dalla biblioteca per gli under tre alle intere giornate fuori dalle mura “ogni sabato, dal 1994, le volontarie e i volontari di “A Roma, Insieme – Leda Colombini” trascorrono un’intera giornata fuori dal carcere con i bambini e le bambine del Nido di Rebibbia (al mare, in campagna, nei parchi cittadini…) per offrire loro momenti di gioco e di scoperta”. Lo spazio dedicato ai libri nel nido di Rebibbia si chiama “La biblioteca di Leda” e visto che questo nome ricorre molto spesso ho approfondito e scoperto che Leda Colombini è stata la fondatrice dell’Associazione “e l’anima che l’ha diretta fino alla sua scomparsa nel 2011. Deputato alla camera ed assessore regionale è stata promotrice di numerose iniziative e leggi nell’area dell’assistenza sociale e sanitaria tra cui quella sugli asili nido, gli anziani, i diversamente abili. Come parlamentare è stata firmataria di molte proposte di legge che riguardano i servizi sociali e sanitari compreso la legge quadro sul volontariato. Alla sua morte l’assemblea dei soci ha deliberato all’unanimità di inserire il suo nome nell’intestazione dell’Associazione. “

Le associazioni di volontariato che collaborano con l’Istituto penitenziario di Rebibbia sono direttamente coinvolte, dalla Direzione del carcere, per permettere una rieducazione delle detenutein modo da reinserirle, successivamente, nel mondo con nuovi strumenti. “I rapporti dell’associazione con il carcere di Rebibbia femminile – conclude Gnesutta – sono improntati sulla base di un rapporto di reciproca fiducia e collaborazione, ferme restando la specificità dei reciproci ruoli. Va sottolineato che la direzione di Rebibbia è aperta e fortemente disponibile ad accogliere le iniziative che vengono dal mondo fuori dal carcere, in un’ottica di apertura del carcere al mondo esterno, una “posizione” che rende possibile attuare concretamente ciò che detta l’art 27 della costituzione [1] in merito alla rieducazione del detenuto”.

Benché io sia attratta dal mondo femminile devo dire che, in realtà, l’associazione si occupa anche degli uomini organizzando un laboratorio di scrittura ed incontri settimanali con gli scrittori. A questo proposito ricordo i commenti al documentario “Menomale è lunedì” sui detenuti “lavoratori” che lamentavano il fatto che i fine settimana fossero lunghi e noiosi.
“… Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato…”