COSA VUOI PER NATALE?

Shaker

Con l’Epifania è scaduto anche il termine che il centro di accoglienza per persone senza dimora Binario 95 si era posto per raccogliere on line i fondi necessari all’acquisto di alcuni oggetti e alla realizzazione di eventi ed attività per i propri ospiti e per il funzionamento della struttura. Non era la prima volta che il centro promuoveva un’iniziativa del genere, ma gli esperimenti precedenti avevano un carattere che potremmo definire “artigianale”. Questa volta, invece, si è cercato di professionalizzare al massimo il progetto, con un sito web dedicato, l’apporto di giovani professionisti esperti di grafica, web marketing, comunicazione, fundraising e grazie anche al prezioso contributo della Fondazione Vodafone Italia che ha sostenuto il lavoro di due tecnici esperti per la realizzazione dell’iniziativa.

Il risultato è stato senz’altro positivo ed ha confermato la buona predisposizione degli italiani a farsi carico delle necessità di chi sta peggio, utilizzando i canali on line che semplificano ogni operazione quotidiana, compresa l’offerta di denaro. La varietà dei doni proposta dalla piattaforma “Binario dei desideri” consente qualche riflessione su come questa predisposizione si concretizza e su quali sono le scelte del donatore, tra quelle disponibili.

Mi hanno colpito molto i due estremi: il pranzo di Natale, che in poche ore dopo la pubblicazione era già completamente finanziato, e il laboratorio di cucina, che in un mese non è andato oltre i 310 euro, il 30% del costo totale, e che presumibilmente non si realizzerà, giacché il regolamento spiega che solo le iniziative finanziate oltre il 60% saranno confermate.

Anche osservando il numero dei donatori, colpisce che il pranzo di Natale, che valeva 450 euro, sia stato offerto da 10 persone, che hanno investito in media 45 euro, mentre a scegliere il laboratorio di cucina sono stati in 20, con un’offerta media di 15,50 euro, un terzo di quanto dato per il pranzo. In mezzo è stata raccolta la cifra intera per la festa di Capodanno, il cinema dell’Epifania (più faticosamente), il congelatore per le provviste di cibo, le maglie termiche, mentre un altro dono particolarmente utile – un fondo per le visite mediche specialistiche – non ha raccolto più di 140 euro (7 donatori per un impegno medio di 20 euro).

Non voglio annoiare con le statistiche, ma condividere qualche interrogativo su cosa spinga le persone a scegliere il loro dono.

Se dovessimo pensare ai regali che facciamo ai nostri familiari ed amici, forse terremmo a mentre tre criteri: una cosa che piaccia, una cosa che sia utile, una cosa che, sebbene superflua, sia più o meno adatta a chi riceve. Esempi classici di questa categoria sono le sciarpe, i bagnoschiuma, le marmellate “strane”.

Binario 95 ha facilitato il compito ai donatori, suggerendo regali utili e importanti alla stessa maniera e lasciando sempre la possibilità di una donazione libera, pur indicando dei tagli ideali, ad esempio il costo di un pranzo o di una maglietta termica. L’importo della donazione, però, non è così interessante come la scelta, che si è orientata senz’altro sull’utile e sull’utile condivisibile. Mi spiego: tutti i doni erano utili, ma, mentre è facile comprendere l’utilità della maglietta termica, è un po’ più difficile capire quella del fondo per le visite mediche. “Non hanno l’esenzione? Non c’è l’ambulatorio Caritas? Non possono prenotare al CUP?”, si saranno forse chiesti i donatori.

Lo stesso meccanismo – un ragionevole dubbio?– sembra avere riguardato il cinema dell’Epifania, il cui obiettivo di 30 biglietti, comprensivi di trasporto e merenda, ha impiegato oltre due settimane per essere raggiunto. In altre parole, se nessuno si tira indietro di fronte alla sacralità del pranzo di Natale, un pomeriggio al cinema lascia un po’ più disorientati. Senz’altro è un dono che sta nella categoria del superfluo e ci si domanda se abbia senso pensare al superfluo per chi manca del necessario. Funziona allo stesso modo con le raccolte alimentari: tutti ci buttiamo su olio, pasta e tonno in scatola, ignorando ad esempio i preparati per budini, che magari addolcirebbero una cena di chi dipende dalla benevolenza altrui.

Un altro interrogativo che mi frulla in mente scorrendo la pagina di “Binario dei desideri” è questo: se al posto del laboratorio di cucina, delle visite mediche o del computer ci fossero stati doni più immediatamente utili (almeno per l’opinione pubblica generale), tipo un paio di scarpe, si sarebbe raccolto di più?

Non saprei cosa rispondere, se non che sia una questione di fiducia. Mi spiego: chi ha donato on line a Binario 95 ha creduto non solo che il denaro raccolto andrà a buon fine, ma dovrebbe anche avere attribuito al centro un credito rispetto alle attività che svolge e alla capacità di determinare ciò di cui c’è bisogno. Fidandosi di Binario 95, si dovrebbe essere disposti a riconoscere anche la bontà di qualunque dono proposto, lasciando la scelta non ad una valutazione di merito (cioè cosa sia meglio donare), ma piuttosto a una specie di gioco in cui, all’atto di fiducia iniziale (cioè la scelta di contribuire col proprio denaro proprio a questa iniziativa), segue la piccola gratificazione personale di poter scegliere una cosa specifica. In assenza di questo atto di fiducia, dovremmo pensare che ogni azione di fundraising di questo tipo deve rispondere a criteri di “marketing della bontà”: chiedere solo quello che la gente è disponibile a donare, a prescindere da ciò che è importante per lo sviluppo delle attività.

Mi tornano in mente i regali monetari che ricevevo dalle nonne, che mi dicevano: “Compra cosa vuoi”, e dalle zie zitelle, che dicevano: “Comprati le scarpe”.

Si sa che le nonne sono solo due, mentre le zie zitelle possono essere molte di più…

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