Mentre una mia amica mi riportava a casa dopo aver passato la giornata insieme, le dicevo che ciò di cui sento maggiormente la mancanza è la mia indipendenza. Per avvalorare la mia tesi, le ho fatto due esempi. Il primo è stato l’impossibilità di prestare soccorso a mia nonna quando è caduta dalla sedia: l’unica cosa che sono riuscita a fare è stato chiamare aiuto. Lei era tagliata in più punti, io la guardavo, volevo intervenire e non potevo. Il secondo, invece, non essere di alcun aiuto a mia cugina con il mio figlioccio: è sola in questa città – che peraltro non è la sua – e con un bimbo piccolo, potermi prendere cura di lui, quando necessario, mi sembra il minimo.

La mia amica mi ha fatto notare che in entrambi gli esempi la mia indipendenza era legata alla possibilità di aiutare gli altri e che in questo momento, invece, dovrei essere concentrata su me stessa. Non ha torto, tutte le terapie che faccio richiedono impegno ed attenzione.

D’altronde a me sembra di darne loro parecchia, ma forse non è sufficiente: due diverse fisioterapie, la logopedia, la psicologa, l’infermiere…beh, non sono poco! Purtroppo ancora non c’è nulla di completamente risolto: cammino ma non ho equilibrio, parlo ma male, ci vedo ma poco, deglutisco ma non mi funzionano le ghiandole: è tutto un grande ‘ma’!

Sono passati diversi anni dall’intervento e di passi in avanti ne ho fatti parecchi, però ciò che continua a mancarmi è la possibilità di avere una vita mia. Se il significato che io do all’indipendenza è la possibilità di essere utile al prossimo, allora mi manca l’altruismo!