A DETROIT, UN CAPPOTTO OFFRE CALORE ED UN LAVORO AI SENZATETTO

Shaker

Sei anni fa, Veronika Scott ha accettato una sfida dal suo professore universitario: progettare qualcosa per riempire un bisogno nella città di Detroit. E Veronika, una studentessa d’arte, ha trovato la sua ispirazione per le strade.

“A Detroit, c’è questa grande popolazione senza fissa dimora che scompare nel paesaggio”, ha detto Scott. “Ho voluto fare un progetto per questa popolazione di persone che noi non vediamo”.
Nel 2010, questa ragazza ha creato una giacca completamente isolata, impermeabile e che si trasforma in sacco a pelo e zaino. Lei ha chiamato il cappotto EMPWR.

“Tante persone per le strade indossano i rifiuti di qualcun altro”, ha detto Scott, ora ventiseienne. “Il cappotto stesso è stato pensato per offrire alle persone il calore… ma anche per dare loro un po’ di orgoglio”.
Ma il lavoro di Scott era tutt’altro che finito. Mentre distribuiva i cappotti, un giorno una donna in un rifugio gridò: “Non abbiamo bisogno di cappotti. Abbiamo bisogno di posti di lavoro”.

Oggi, Scott e la sua azienda, la Empowerment Plan, impiegano individui senza fissa dimora per contribuire a produrre i cappotti. I dipendenti ricevono una formazione e altri servizi di supporto per aiutarli a rimettere la loro vita nuovamente in pista.

Dal 2012, il gruppo ha realizzato e distribuito più di 15.000 cappotti gratuiti per le persone senza dimora su tutto il territorio nazionale e nel mondo.

Marissa Calhoun della CNN ha parlato con Veronika Scott del suo lavoro.

scott

Veronika Scott

Hai formato la tua azienda dopo la laurea all’università. Come hanno reagito le persone?

Sono rimasta sorpresa dal fatto che tutti mi dicevano che stavo per fallire perché volevo andare nei rifugi e assumere le persone senza fissa dimora. Una persona ha detto, di punto in bianco: “Non si è mai in grado di ottenere che una persona senza casa faccia un panino al burro di arachidi e gelatina, figuriamoci un cappotto”. E per me è stata la cosa più sconvolgente perché non è affatto vero.

Oggi, Empowerment Plan impiega 22 genitori in precedenza homeless. E sono sorprendenti. Quindi, se ci fosse un punto debole nel mio business plan, sicuro come l’inferno non è la forza lavoro. Per noi, si tratta di mostrare ai datori di lavoro che le persone senza fissa dimora non sono un bene solo per noi, ma una risorsa per ogni società, si tratta solo di guardare al di là di ciò che è sulla carta.

Come si fa a trovarli?

Tutto inizia con l’andare nei rifugi e dire: “Noi abbiamo questa opportunità di lavoro”. E poi da lì diamo il via ad un processo di selezione molto rigoroso per identificare chi ha le capacità per lavorare nell’azienda.

Cerchiamo persone che migliorino la cultura della società, persone che sappiano investire nella organizzazione e che se ne assumano la responsabilità. È un grosso problema per noi trovare le persone giuste. In genere, quello che realmente si riduce è la motivazione e ciò che spinge la gente al mattino ad alzarsi non è solo ottenere una busta paga, ma creare una vita migliore per la propria famiglia.

Stiamo, inoltre, colmando quel divario tra il rifugio e l’essere finanziariamente indipendente e stabile. Chiudiamo la giornata lavorativa alle 15 e permettiamo ai nostri dipendenti di rimanere anche dopo, in modo che possano guadagnare mentre studiano, prendendo lezioni di alfabetizzazione finanziaria o partecipando a corsi per lo sviluppo della leadership.

cappotto

Il cappotto EMPWR

La decisione di assumere i genitori è personale?

Crescendo, entrambi i miei genitori hanno lottato contro la disoccupazione e le dipendenze. Siamo stati costantemente in movimento. Quando sei cresciuto all’ombra di qualcun altro, ti modelli sulla base di come guardi il mondo. Per me, è stato davvero difficile. Ho voluto creare un’occasione che vorrei che i miei genitori avessero avuto quando ero una ragazzina.

In media ogni persona che assumiamo, ha due o tre figli. Speriamo che questo cambi la traiettoria di come questi bambini vengono allevati. Se il genitore non è in ansia per i soldi, in quanto ha un lavoro, e può garantire la sussistenza la sussistenza dei figli, sicuramente prevede un altro futuro per la sua famiglia.

Al di là dell’idea iniziale, come la città di Detroit ha influenzato il tuo lavoro?

I miei nonni sono di Detroit. I miei bisnonni sono di Detroit. Quindi venire qui per andare al college ha avuto per me un grande significato.

Quando ho creato Empowerment Plan, questa comunità era lì a sostenermi, aiutandomi a far nascere qualcosa dal nulla. È stato incredibile come gli individui di questa zona mi stavano aiutando a creare qualcosa per soddisfare un bisogno. In tutto il mondo delle grandi aziende normalmente non si presta attenzione ad uno studente di design con l’idea di fare cappotti.

C’è tutta questa comunità che è stata qui fin dall’inizio, che vuole vedere il successo perché ha resistito a tutte le tempeste che questa città ha attraversato.

Traduzione: Valeria Farina
Fonte e video: CNN