Le questioni ancora aperte del reddito di cittadinanza

Il decreto legge del 28 gennaio 2019, n. 4 ha introdotto nel sistema di welfare italiano il Reddito di Cittadinanza, in sostituzione del passato Reddito di Inclusione. Come il REI, si tratta di una misura di contrasto alla povertà incentrata su due dispositivi, un beneficio economico, commisurato al reddito ISEE familiare, associato ad azioni di attivazione della persona sul piano prevalentemente lavorativo.

Ma le persone senza dimora avranno accesso a questa misura?

Anche se il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha tenuto a chiarire il contrario, da una prima lettura dei requisiti parrebbe che proprio i più poveri ne rimarranno esclusi.

I potenziali beneficiari dovranno infatti dimostrare di essere residenti in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 continuativamente (art.2, comma 1). Sappiamo tuttavia che proprio le persone senza dimora hanno spesso periodi di residenza intermittenti o l’hanno persa da diverso tempo.

È appena il caso di far notare, inoltre, che proprio il requisito così stringente della residenza, introdotto allo scopo di escludere dal RdC gli stranieri, è esposto a rischi di incostituzionalità, che andranno valutati dalla Corte Costituzionale.

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