Casal Bertone è un quartiere giovane, di nemmeno cent’anni. La sua storia si lega allo sviluppo che la Capitale ha avuto negli anni Venti e alla necessità di costruire nuove case che ospitassero i dipendenti delle imprese statali, soprattutto tranvieri e ferrovieri, come quel famoso palazzo in cui va ad abitare Anna Magnani in Mamma Roma, o quello sulla cui terrazza Totò insegna ai Soliti Ignoti ad aprire una cassaforte.

Nel cuore di Casal Bertone, in via Pettinengo è nato Villaggio 95, che rappresenta per questo territorio un esperimento di innovazione sociale basato sulla consapevolezza delle caratteristiche del luogo in cui si svilupperà. La mappa nell’immagine, ripresa dalla pubblicazione “Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana” di Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi, edito da Donzelli Editore, mostra quanto Roma sia una città fortemente diseguale e polarizzata tra centro e periferie, condizione nella quale si inserisce anche il quartiere di Casal Bertone.

Oggi il contesto demografico dell’area riflette in qualche modo le sue origini – come mostra la ricerca svolta dai nostri redattori di strada Massimo Consalvi Ahmed e Elbadaly Aziz, con la supervisione di Dante Sabatino dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e Politiche Sociali del CNR. Risiede qui una popolazione piuttosto anziana (40% over 60), con un indice di vecchiaia, ovvero il rapporto tra over 65 e under 15, tra i più alti della Capitale: 235 ultrasessantacinquenni ogni 100 giovanissimi, contro la media cittadina di 170. La ricerca ha preso in esame un’area più estesa del solo Casal Bertone, includendo altri quartieri del Municipio IV, vale a dire Casal Bruciato, Tiburtina Nord e Tiburtina Sud. Inoltre è stata presa in considerazione anche la zona urbanistica di Tor Pignattara, nel Municipio V, in quanto area funzionalmente connessa alle altre. Si è voluto così analizzare un territorio più ampio, ma contiguo all’area dove sorgerà Villaggio 95, perché è fondamentale comprendere dove un’iniziativa tanto innovativa per la città si va ad inserire, quale tessuto sociale la circonda e, soprattutto, quali sono i trend che possono influire sulla sua evoluzione. Villaggio 95, infatti, non è pensato come un’enclave dedicata alle persone senza dimora, ma come uno spazio integrato con i quartieri circostanti e funzionale allo sviluppo della comunità.

Comunità che, in termini di composizione etnica, conta una presenza di cittadini stranieri residenti inferiore alla media degli altri Municipi (eccezion fatta per il XII), che si attesta intorno al 13%. Si tratta però di una percentuale in continua crescita, con tassi di incremento quasi tre volte superiori alla media cittadina. Questi dati mostrano dunque un quartiere in progressivo invecchiamento per quanto riguarda la componente italiana, mentre va piano piano aumentando la presenza di stranieri, anche giovani. I servizi per le persone migranti, tuttavia, non sono numerosi nel territorio preso in esame: ne esistono due nel Municipio V e uno nel IV, tutti dedicati soprattutto all’assistenza burocratico-legale. La ricerca ha studiato anche gli altri servizi di accoglienza, ovvero le strutture formali ed informali rivolti alle persone svantaggiate o in stato di marginalità sociale, suddividendoli in 5 categorie: dormitori; mense/distribuzione pacco alimenti; servizi doccia; servizi di assistenza sanitaria, oltre ai già citati servizi specifici per immigrati.

Per quanto riguarda i dormitori per persone senza casa, sono presenti 4 strutture, di cui una nel Municipio IV, che accoglie padri separati; delle altre tre, due sono strutture dedicate a uomini over 50 e una mamme con bambini.

Le strutture che si occupano di povertà alimentare sono 5 nel Municipio IV e 2 nel V, in maggioranza parrocchie. Nel Municipio IV sono infine attivi due servizi per la cura dell’igiene personale e due associazioni che forniscono assistenza medica, una delle quali si rivolge prevalentemente alle donne che hanno subito interventi al seno.

Sul territorio sono anche molto attivi una ventina tra comitati di quartiere e diverse associazioni, dagli Scout alle parrocchie all’Arci. Nel corso della ricerca sono stati tutti contattati e coinvolti, ad esempio, nella promozione del bando per gli orti sociali. Il risultato di questo dialogo, ancora informale, ha dimostrato la vivacità di un quartiere che non sembra essere votato ad un destino di sonnolente pensionamento. Al contrario, esprime una certa vivacità e una notevole apertura, anche ad un’iniziativa ancora in embrione, ma piena di potenzialità come Villaggio 95.

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